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La preziosità della vita umana: tra scienza e amore

La grande sfida culturale che affronta la verità sulla persona umana si propone una metodologia che dovrebbe essere accettabile da credenti e da non credenti. 

Le ragioni della ragione scientifica e della ragione filosofica, giuridica, antropologica, possono diventare il campo di dialogo sulla dignità della persona umana perché utilizzano concetti suffragati da evidenze incontrovertibili, dando alla scienza un potere quasi di pacificazione sociale e sganciandola
dallo steccato ideologico.

Quindi ci si propone non un fondamentalismo o una supremazia ideologica ma si vuole costruire ponti di condivisione culturale affinché la maggiore consapevolezza renda più liberi nello scegliere e soprattutto nel riappropriarci della nostra umanità.

Chi ha lavorato nella convinzione che una buona etica produce una buona scienza si rende conto che nell’attuale panorama psicosociale la grande emergenza educativa si pone come obiettivo il passaggio culturale che porti le coscienze dal livello “informazione”, spesso superficiale, al livello “conoscenza” con metodologie rigorose e scientificamente corrette. L’oggetto di questa tesi è uno studio lungo negli anni e nell’impegno culturale, su un tracciato che viene splendidamente sintetizzato dalla frase di San Giovanni Paolo II: “se vuoi trovare la sorgente devi andare controcorrente”, la sorgente è la preziosità della vita umana, ma poiché come uomini di scienza dobbiamo usare metodologie di verità scientifica, non c’è più grande evidenza di verità scientifica della spontanea testimonianza di famiglie che dinanzi a una diagnosi prenatale infausta accolgono il proprio figlio senza se e senza ma.

“Il bambino non nato è il più povero tra i poveri” ha detto Madre Teresa, ed io mi sono permesso di aggiungere che se malformato è ancora più povero e se terminale è il massimo della povertà. Ma come ha fatto questa grande Santa, al massimo della povertà si deve rispondere con il massimo dell’amore. I genitori rispondono con il massimo dell’amore, ma la scienza prenatale lo fa altrettanto? Ecco quindi l’importanza di questi studi: dimostrare che la scienza del prenatale non è un campo di neutralità dinanzi al destino delle famiglie e dei bambini con fragilità prenatali. Questi studi dimostrano che non bisogna aver paura di contaminare il frutto dell’intelligenza e della ragione con il frutto dell’amore, caratterizzato dal bambino incompatibile con la vita extrauterina. La paura della sofferenza della morte che caratterizza il nostro tempo, e che si cerca di esorcizzare, cercando di silenziare la sofferenza e la morte, dimostra che vi è una visione dell’umanità molto influenzata dal senso del virtuale. I percorsi esistenziali delle famiglie che accolgono i propri figli e l’alleanza terapeutica che condividono con i medici garanti della vita, con tutto il patrimonio testimoniale che essi mostrano a questa società individualista, sono la migliore risposta al mondo virtuale con la verità di un’esistenza reale. Ci vorranno cambi generazionali per capire che la grandezza della scienza è tale quando essa si fa servizio e che non c’è miglior servizio di quando ci si affianca alle fragilità dei bambini incompatibili con la vita extrauterina e alle loro famiglie.

A cura del Prof.  G. Noia

 

Introduzione alla tesi di laurea: “Dalla Diagnosi Prenatale Infausta all’Hospice Perinatale”, di Porcaro Paola. Facoltà di Medicina e Chirurgia “A. Gemelli” - Roma - Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente - Hospice Perinatale - Centro per le Cure Palliative Prenatali - S. Madre Teresa di Calcutta. Relatore Prof. Giuseppe Noia.

 

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