Sembra proprio di sì. La dimostrazione non viene tanto da quanto stabilito dall’OMS (non più del 18%) quanto da due considerazioni principali: la prima è che l’aumento, dagli anni novanta del secolo scorso in poi, della
prevalenza dei T.C. (oggi siamo al 36% su base nazionale) non si è accompagnata ad una diminuzione della mortalità e morbilità[1] perinatale; il secondo aspetto è la grande disomogeneità, sul territorio nazionale, della prevalenza dei T.C.. In alcune regioni del sud siamo oltre il 50%, in altre regioni del nord Italia siamo fra il 20 e il 25%. Il fenomeno quindi è di antropologia sociale e cultura e prassi medica.
Quello che le donne devono sapere è che il taglio cesareo, quando è correttamente indicato, quindi necessario, è una procedura chirurgica che risolve situazioni di rischio del feto e/o della madre.
Ma il taglio cesareo è comunque un modo innaturale di nascere e di partorire, con rischi specifici chirurgici per la madre ed il feto; fra l’altro il T.C. toglie al neonato quell’esperienza iniziale di vita, quale il passaggio per le vie naturali, che lo aiuta per la maturazione finale e gli consente un contatto microbiologico con la madre che lo arricchisce, come l’allattamento, per il resto della vita. La gestante quindi deve predisporsi al parto naturale, prepararsi ad esso sia psicologicamente che fisicamente, fino a goderne appieno dei suoi valori esperienziali. Il rapporto di fiducia con un ambiente ospedaliero, con l’ostetrica e lo specialista ginecologo è fondamentale per poter vivere serenamente e senza paure il parto.
L’organizzazione sanitaria ha il dovere di far partorire in sicurezza, col sollievo della possibilità di scelta dell’analgesia peridurale, ed evitare quelle situazioni di disimpegno e incapacità specifiche che conducono ai tagli cesarei non indicati, superflui e quindi dannosi.
Prof. Alessandro Caruso
[1] La frequenza con cui una data malattia si manifesta nella popolazione.
Contributo del Prof. Alessandro Caruso, Direttore Area Ostetrica del Polo Salute della Donna e del Bambino del Policlinico Gemelli di Roma.



