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La Vita e la Scienza

L’impatto psicosociale dell’interruzione di gravidanza

L’OMS ritiene che nei prossimi anni la depressione diventerà la prima causa di invalidità al mondo, con ripercussioni sia sul piano del lavoro che della vita familiare. Si stima che 11 milioni di persone saranno colpite da varie patologie depressive in Italia e il 70% di queste sono donne. [...]
 
Tutta la letteratura scientifica che parla della relazione tra il figlio e la madre sin da subito, evidenzia come il feto in utero sia profondamente relazionato con la madre, non solo nella fase preimpianto, dove la relazione tra i due, di tipo biologico ormonale, determina il successo dell’impianto al punto tale che se questo cross talk non è ottimale si possono sviluppare problematiche di abortività precoce di minaccia d’aborto o di basso peso alla nascita. ⁽[1]⁾⁽[2]⁾ Questa relazione iniziale nei primi 6/8 GG può, però, avere conseguenze anche a lunga distanza, poiché ai feti con nascita e peso inferiore ai 2,4 kg è correlata la presenza di problematiche nell’infanzia, nell' adolescenza e nella vita adulta. Oggi sappiamo che anche tutto lo sviluppo della neurosensorialità è espressione di un’ intima relazione tra madre e figlio per creare quel cervello nutrizionale che è la placenta e che, al pari del cervello, contiene neurosteroidi, neuropeptidi, neuroromoni e neurotrasmettitori.([3])
È evidente quindi che quando questa relazione si interrompe, vi sono complicazioni e conseguenze sul piano psicologico e relazionale nella donna che perde il figlio. Esistono numerose evidenze nell’animale sperimentale che gli stress della madre, durante la gravidanza causano disturbi comportamentali nella prole anche ad un lungo follow-up.(80)(81)( Henry et al. 1994 Weinstock et al. 1997).
Una relazione tra l’aborto volontario e la salute psichica delle donne viene spesso sottaciuta per non evidenziare la contraddittorietà di una pratica medica che viene scelta, a norma di Legge (Legge n.194, 1978), per tutelare la salute psichica della donna e che invece la danneggia.([4]) I correlati psicologici che l’aborto volontario comporta per la donna sono stati infatti evidenziati in diversi studi, in particolare nello studio del 2006 di Fergusson Horwood e Ridder, sulle adolescenti neozelandesi, sono state valutate donne tra i 15 e i 25 anni mettendo a confronto tre gruppi differenti: donne non in gravidanza, donne in gravidanza interrotta con aborto e donne in gravidanza portata a termine. Sono stati considerati i dati anamnestici su infanzia, famiglia e fattori influenti, ed evidenziati tramite DSM-IV i disturbi mentali e gli atteggiamenti suicidi. Dai risultati ottenuti, nelle donne che avevano avuto un aborto, rispetto a quelle che avevano deciso di continuare la gravidanza, si è dimostrato un significativo rischio di depressione maggiore nel 78.7/ 41.9% (dipendente dall’età), la presenza di disturbi d’ansia nel 64.3/39.2%, di idee di suicidio nel 50-27%, di aumentata incidenza di problemi di salute mentale nell’ 1.93-1.27% (dipendente dall’età), e infine anche un aumento del rischio di dipendenza da sostanze illecite nello 0-12.2%.([5])
La presente ricerca rivela quindi come nelle adolescenti l’esposizione ad un evento traumatico come l’aborto aumenti la suscettibilità a lungo termine ai comuni disordini mentali. Tali risultati sono in contrapposizione con alcune considerazioni sull’effetto dell’aborto: nel 2005, in particolare, la American Psychological Association affermava che gli studi sulle conseguenze psicologiche dell’aborto avevano sempre dimostrato un basso rischio di danno psicologico con una percentuale di donne con un disagio clinicamente rilevante non superiore alla popolazione campione generale di donne in età riproduttiva.([6]) Gli autori rivelano però come, tale credenza riguardo l’assenza di danno conseguente all’aborto, fosse basata su un numero relativamente basso di studi, e la ricerca sembra ignorare numerosi studi volti a dimostrare l’effetto negativo dell’aborto. Mentre è possibile ignorare tali risultati per la mancanza di attenzione nella stima dell’esposizione ad un aborto, non lo è nella considerazione della reale possibilità che l’aborto nelle adolescenti sia associato ad un aumentato rischio di disturbi mentali.([7]) A tale riguardo in un review delle prove di evidenza sulle conseguenze fisiche e psicologiche a lungo termine dell’aborto, Thorp at al. affermano che, anche se i primi studi sono stati rassicuranti, più recenti ed importanti studi di coorte hanno messo in relazione l’aborto con suicidi, ricoveri per patologie psichiatriche ed impulsi autodistruttivi.([8]) (Thorp, Hartmann and Shadigian. Obstetrical and gynecological survey 2003)
 
Un successivo studio del 2008 di Pedersen, incentrato anch’esso sull’incidenza di manifestazioni psicologiche correlate all’aborto nelle adolescenti, ha confermato che l’aborto rappresenta un fattore di rischio per la depressione in giovani donne, evidenziando che il rischio di incorrere in depressione era 2.9 volte più alto nelle donne che avevano scelto l’aborto rispetto a chi aveva portato a termine la gravidanza.([9]) (Pedersen 2008, Scandinavian Journal Public Health, 36. 424-428). Andando poi a confrontare nello specifico l’andamento della salute mentale nelle donne dopo un aborto spontaneo o indotto, si è visto come le donne che scelgono un aborto volontario abbiano un’alterazione significativamente maggiore del proprio stato mentale dopo 2 e 5 anni dal termine della gravidanza rispetto a chi sperimenta un aborto spontaneo e inoltre, a 5 anni dal termine della gravidanza, il 20% delle donne risulta ancora “ provata”.([10]) (Broen et al. BMC 2005 December 12:3,18).
Le conseguenze sulla salute mentale dopo aborto volontario sono state ulteriormente rimarcate nello studio dell’Elliot Institute for Social Science Research nel 2004, nel quale si evidenziava che il 90% di queste donne che aveva fatto ricorso all’aborto volontario soffriva di danni psichici nella stima di sé, il 50% inizia o aumenta il consumo di bevande alcoliche o /e di droga, il 20 % soffre gravemente di sintomi del tipo stress post-traumatico, il 50% soffre dello stesso, ma in modo meno grave, il 52% soffre di risentimento e persino di odio verso quelle persone che le hanno spinte a compiere l’aborto. Infine ben il 60% è soggetto a idee di suicidio e il 28% ammette di aver persino provato fisicamente a suicidarsi.([11])
Su questo ultimo particolare aspetto, ovvero sull’aumento della tendenza al suicidio in queste donne, nello studio di Gissler et al del 1996 già si riportavano dei dati significativi, sottolineando come il 5.4% di tutti i suicidi nelle donne fossero legati alla gravidanza, in particolare il tasso di suicidi associati al parto era di 5.9/100.000 e quello di suicidi associati all’aborto di 34.7/100.000.([12])
Su National Right to Life News leggiamo delle testimonianze davvero significative di donne che sono ricorse all’interruzione volontaria di gravidanza:
 
Nelly R., 16 anni, è stata spinta ad abortire dal suo ragazzo. «Quando hanno cominciato la procedura ho chiesto a un’infermiera quale fosse il sesso del bambino: volevo dirgli che lo amavo e che non avevo altra scelta…poi non ricordo più niente. Mi sono svegliata piangendo e urlando con tutta la forza dei miei polmoni, perché non era stato un brutto sogno. Sono caduta in depressione e ho tentato il suicidio. Non me ne importava più niente né di me né degli altri. Ero un’assassina. Ero anche andata alla polizia per denunciarmi, sperando che mi punissero».
 
Un’altra donna, già madre di una bambina e in crisi col marito, ha abortito due gemelli. «Dopo l’aborto sono diventata uno straccio. Ho avuto un esaurimento nervoso. Ho perso la voglia di vivere e ho cercato il suicidio: volevo stare con i miei bambini. Li potevo sentire che mi chiamavano di notte e cercavano di raggiungermi, ma io non potevo toccarli… li vedevo spegnere le candeline, scartare i regali. Giovani donne, pensateci prima, salvate voi stesse da questo terribile incubo».
 
Un’altra donna ancora soffre per un aborto avuto nel 1977, a 16 anni: «Ho cominciato a bere, poi a drogarmi. Sono andata in depressione e ho cercato di uccidermi. Ancora oggi soffro di terribili incubi notturni: vedo bambini e persone che vogliono uccidermi. Ancora oggi cado in depressione e piango molto. Prego ancora Dio che faccia sapere al mio bambino che non lo odiavo e che desidero tenerlo tra le braccia così tanto che mi fa male. Voglio che lui lo sappia».
 
Possiamo quindi affermare che il bambino in grembo non è l’unica vittima dell’aborto: l’aborto è un fattore associato sia a malessere psichico che a impulsività nella madre e a forti sensi di colpa, risentimento e sentimenti di ostilità e odio nei confronti di coloro che hanno contribuito a farle scegliere l’aborto; ansia, angoscia, tristezza, senso di vuoto; forme di autopunizione, ricorso all’alcool o a droghe e autolesionismo; disordini alimentari; drastica perdita di autostima e infine una delle conseguenze più terribili scatenate da questo atto è l’istinto suicida.
 
Tutte queste donne non possono essere lasciate sole, c’è quindi la necessità di un’assistenza adeguata da parte di personale sanitario preparato nel superamento di questo trauma che è l’aborto, permettendo alle donne di riaprirsi alla vita. Meglio ancora sarebbe però prevenire, invece che curare, assistere le donne che devono affrontare una gravidanza difficile e mostrare loro tutte le sequele che possono derivare dall’aborto: la verità è che mentre di donne pentite dell’aborto ce ne sono tantissime, non c’è neanche una mamma pentita di aver deciso per la vita.([13])

Tratto da: “Dalla Diagnosi Prenatale Infausta all’Hospice Perinatale”, di Porcaro Paola, Tesi di laurea, Facoltà di Medicina e Chirurgia “A. Gemelli” - Roma - Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente - Hospice Perinatale - Centro per le Cure Palliative Prenatali - S. Madre Teresa di Calcutta. Relatore Prof. Giuseppe Noia

A cura del Prof. G. Noia
[1] Douglas et al.”Mother-offspring dialogue in early pregnancy: impact of adverse environment on pregnancy maintenance and neurobiology.” 2011
[2] BOSE ET AL., Purified human early pregnancy factor from preimplantation embryo possesses immunosuppressive properties AM. J. OBSTET. GYNECOL, 1989
[3] Carbillon L, Uzan M, et al., Fetal-Placental and Decidual-Placental Units: Role in Endocrine and Paracrine Regulations in Parturition Fetal Diagn Ther 2000;15:308-318
[4] Pino Noia - L’aborto eugenetico 2007 - La legge 194 '78
[5] Fergusson, Horwood and Ridder. Subthreshold depression in adolescence and mental health outcomes in adulthood Journal of Child Psychology and Psychiatry. 2006. 47 (1), 16-24.
[6] American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition. Washington, DC American Psychiatric Association1994;
[7] Fergusson, Horwood and Ridder. Subthreshold depression in adolescence and mental health outcomes in adulthood Journal of Child Psychology and Psychiatry. 2006. 47 (1), 16-24.
[8] Thorp, Hartmann and Shadigian. Long-term physical and psychological health consequences of induced abortion: review of the evidence Obstetrical and gynecological survey 2003
[9] W Pedersen Abortion and depression: a population-based longitudinal study of young women - Scandinavian Journal of Social Medicine, 2008
[10] Broen et al. The course of mental health after miscarriage and induced abortion: a longitudinal, five-year follow-up study BMC 2005
[11] Elliot Institute for Social Sciences Research di Springfiel (Illinois – USA),
[12] Gissler et al Suicides after pregnancy in Finland, 1987–94: register linkage studyBMJ 1996; 313
[13] Laura Bencetti Il suicidio dopo l’aborto: un dramma vero di cui non si parla Notizie ProVita, ottobre 2015, pp. 9-10.

 

                  

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