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Racconti di Vita

Storia di Teresa Maria

Prima di raccontarvi la nostra storia, voglio iniziare con una frase di Santa Madre Teresa di Calcutta, alla quale sono molto legata: "LE CICATRICI SONO IL SEGNO CHE È STATA DURA, MA IL SORRISO È IL SEGNO CHE CE L'HAI FATTA”.
 
… Subito dopo il matrimonio non tardò ad arrivare la meravigliosa notizia: Dio ci aveva donato un figlio; quel test di gravidanza positivo fu la nostra più grande gioia, fino a quando, già dalla prima visita, emerse che qualcosa non andava. Malgrado tutto, però, noi continuavano a sperare in Dio e ad amare il nostro piccolo.
Purtroppo, nel corso di una visita successiva, ci dissero che il cuoricino del nostro bimbo non batteva più, era tornato alla Casa del Padre. In quel momento sprofondammo in una grande tristezza, dovuta al fatto che non avremmo potuto abbracciare nostro figlio che tanto avevamo desiderato e amato fin dal primo istante.
I mesi passarono nella tristezza ma, con Gesù nel cuore, la speranza non muore mai; ed ecco arrivare un secondo Dono del Signore: test di gravidanza di nuovo positivo. Questa volta, però, la gioia immensa si intrecciò con la paura dovuta alla nostra precedente esperienza. Tutto, però, sembrava andare bene. Sentire battere il cuoricino del bambino era la nostra forza. Poi arrivò quell'esame! … ci fu detto che le misure della translucenza nucale non corrispondevano e che c'era un alto rischio di una qualche trisomia. Ci proposero subito la morfologica anticipata. Io ero sempre aggrappata al Signore e con la speranza nel cuore.
Con tante preghiere a sostenerci, io e mio marito, affrontammo quell'esame; guardavamo il monitor e guardavamo come il nostro bimbo scalciava; poi, alla mia domanda se fosse maschio o femmina, mi venne data una risposta che una mamma non dovrebbe mai sentirsi dire: “Signora non importa, tanto questo feto morirà”. Scoppiai in lacrime insieme a mio marito e, come se non bastasse, sentii aggiungere: “Se proprio lo vuole sapere é femmina, ma non si preoccupi la soluzione c'è, abortisca subito”. Quelle parole mi ferirono enormemente e ce ne andammo in lacrime dicendo che mai l'avremmo fatto. Come poter far morire nostra figlia! Non osavo nemmeno immaginarlo.
Nonostante il risultato della morfologica, che evidenziava un igroma cistico, non ci siamo arresi; ci siamo promessi che, da genitori, con immenso amore, avremmo fatto tutto il possibile...
Non fu però così facile. Alle successive visite me ne dissero di tutte i colori: che ero pazza, che tanto era una vita inutile, che stavo rischiando la mia vita per niente, … l'unica mia forza erano le preghiere, l’accostarmi all’Eucaristia e parlare con il mio sacerdote che mi è stato molto vicino e che aveva deciso di affidare nostra figlia a Santa Madre Teresa di Calcutta.
Tanta fu la sofferenza nel cuore poi, però, il Signore ci fece incontrare un grande uomo, un grande medico ma, soprattutto, un angelo il Prof. Noia ... quell'abbraccio non lo dimenticherò mai! Lui fu il primo a parlare, non di feto, ma di “figlia”. Volle sapere il nome che avevamo scelto per lei e, pronunciando: “Teresa Maria”, il professore si commosse insieme a noi.
La situazione clinica di nostra figlia non cambiò, ma cambiò il modo dolce e pieno d'amore con cui ci venne comunicata, e cambiò che non eravamo più soli perché il Professore ci avrebbe accompagnato in quel cammino. Si preoccupò di trovare un ospedale dove ci avrebbero accolti con Amore in vista della nascita di Teresa Maria, e il Signore indicò il giusto ospedale; questa era la volontà del Signore e la mia risposta fu un “Sì” pieno di fiducia.
Il cuoricino di nostra figlia Teresa Maria si fermò alla fine del sesto mese, il 5 settembre, per poi nascere l'8 settembre con parto naturale. La gioia di stringerla e coccolarla si univa al dolore di quel nascere silenzioso ma, nonostante tutto, appena la vidi, capii che tutte quelle preghiere e tutto l'amore che le avevamo donato erano in lei: nostra figlia, nonostante 45 gg senza liquido amniotico, nacque con un viso sereno e il sorriso sulle labbra che mai dimenticherò. In quelle poche ore l’ho tenuta stretta a me, accarezzandola e coccolandola.
La nostra grande vittoria è stata che, come genitori, le abbiamo dato tutto l’amore possibile e la dignità di “figlia” e che, nonostante tutto, Gesù, che è AMORE, ci ha sostenuto; anche tra le lacrime ci ha fatto trovare mille motivi per sorridere e per amare la vita. E come ci ha indicato Madre Teresa: “Sorridi anche quando il cuore ti fa male”.
La nostra piccola ora è alla Casa del Padre con gli angeli ed è sempre con noi nei nostri cuori.
 

Antonella
 

                  

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