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Racconti di Vita

Storia di Matteo

Normalmente, nel corso della celebrazione di un matrimonio, gli sposi fanno le loro promesse dinanzi a Dio e lo fanno con quella facilità e immediatezza che è il frutto dell’amore e dell’entusiasmo che guida il loro progetto di vita. Spesso però non comprendiamo bene quale sia la profondità di questo impegno, cosa può significare veramente.

In particolare, “impegnarsi ad accogliere i figli che Dio vorrà donarci” può richiedere molto più di un semplice “Sì” pronunciato a voce, può essere una prova di fede e di amore che, se accettata, segna per sempre la propria vita impartendole una direzione che non si sarebbe mai immaginata.

È quello che è successo a Gaetano e Valentina, due sposi che, come tanti, ad un certo punto del loro viaggio insieme, hanno sperimentato la gioia della scoperta di una nuova vita in mezzo a loro. È, quello, un momento speciale, nel quale due futuri genitori iniziano a fantasticare su come sarà il loro bambino, a chi somiglierà, cosa farà, come cambierà la loro vita. Pensieri felici che colorano i sogni dei futuri “mamma e papà”. Ma non sempre la vita segue il percorso che sogniamo e desideriamo …

Alla 5ª settimana, Valentina e Gaetano, fecero il primo controllo e alla 7ª poterono vedere e ascoltare il cuoricino del loro bimbo. Qualche mese dopo, però, una terribile diagnosi distrusse i loro sogni gettandoli nello sconforto. Il bambino era affetto da una grave malformazione non curabile, anencefalia. Fu un durissimo colpo, anche per una coppia profondamente cattolica come loro. Nonostante la loro solida fede, non fu facile accettare la volontà di Dio. Certamente le loro radici cattoliche non gli avrebbero mai fatto pensare all’aborto, che consideravano, seppur “terapeutico”, un “omicidio addolcito da mille giustificazioni” ma, le argomentazioni di alcuni medici, in quel momento di dolore e debolezza, quasi quasi misero in dubbio le loro certezze: “ma perché soffrire, siete giovani, potrete averne altri", "Non penso che la chiesa possa condannare una situazione del genere”.

Quella fu per Valentina e Gaetano la prima vera decisione della loro vita di genitori.

In quel frangente Valentina cercava una risposta ai loro perché e il Signore non tardò a dargliela: aprendo la Bibbia a caso, si trovò al leggere l’Annunciazione a Maria, il suo , l’angelo Gabriele che le dice “Non temere”.

E fu quella anche la loro risposta. Era il momento di affidarsi alla Fede e alla preghiera con tutto il loro cuore e le loro forze e tante furono le benedizioni che sentirono di ricevere lungo il loro difficile cammino:

- le loro famiglie accanto a loro, ad ascoltarli e accompagnarli anche nel silenzio e nella preghiera.
- La Chiesa che non ti giudica e ti ascolta, perché il Signore ci ama sempre anche quando siamo nella ribellione più profonda, insieme al loro parroco Don Bruno, sempre presente.
- Il sostegno di amici e fratelli della loro comunità e di coppie che avevano già vissuto la loro stessa esperienza.
- Il prof. Noia che li accolse come figli parlando del loro Matteo, (dall’ebraico “dono di Dio”) con amore e rispetto e dandogli, così, piena dignità.
Tra le tante cose scritte dal Professore, Valentina rimase molto colpita da una, in particolare: “Non possiamo arrogarci il diritto di dire quale vita sia PIU’ DEGNA DELL’ALTRA, PERCHÈ quando una madre perde il figlio perde la presenza del figlio non la sua lunghezza in centimetri, il suo peso in grammi o la sua efficienza o la sua bellezza”.
Anche altri medici li aiutarono rispettando la loro scelta. Allo stesso modo, però, altrettante persone non riuscirono a comprenderla. Una delle cose più difficili per Gaetano e Valentina fu proprio giustificare questa scelta con alcuni medici, parenti ed amici perché è facile ergersi a giudici della vita altrui mentre, molto più difficile è andare incontro agli altri cercando di capirne i sentimenti e le motivazioni; aprirsi, o quantomeno rispettare, idee che ci sembrano molto lontane da noi.

Scrive Valentina: “Si parla tanto di libertà ma in fondo è tutto relativo perché si è liberi fino a quando la tua scelta rientra in quelle della maggioranza, negli schemi del perbenismo etico della nostra società tanto evoluta culturalmente e tanto omicida nel cuore. Ma S. Paolo nella lettera ai Romani scrive: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente per potere discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. Ognuno di noi, nel proprio cuore, sa qual’ è la verità, che è una ed una sola. Si è vero potrò avere tanti altri figli se il Signore me li vorrà donare ma non saranno Matteo che è unico ed irripetibile. Matteo che era pronto sempre a chiamarmi quando ero triste, quando rifiorivano dubbi e paure, lui era li pronto a tirarmi un calcetto. Ricordo con gioia un episodio molto particolare, quando a Roma con il Prof. Noia, durante l’ecografia morfologica, Matteo cercava di nascondere con le sue manine la parte “malata”, quasi a volerci dire mamma e papà mi vedete sono qui, sto bene, sono vivo! Ci hanno sempre insegnato che la cosa più importante da regalare ai figli non sono le cose materiali ma l’Amore e Matteo ne ha ricevuto tanto da noi genitori e da tutti coloro che ci sono stati vicini.”

Matteo è nato a Roma venerdì 3 maggio alla 38a settimana, ed è salito al cielo. La sua nascita è stato un momento indimenticabile, un sigillo per la vita dei suoi genitori.

Così racconta quel momento Valentina: “Una grazia speciale che il Signore mi ha concesso è stata di avere accanto mio marito in sala operatoria (parto cesareo), e allo stesso tempo di trovare oltre al Prof. Noia tutto il personale medico e infermieristico così gentile, premuroso ed accogliente. Prima di iniziare l’operazione per il parto, il Professore ci ha chiesto il motivo della scelta del nome che abbiamo dato a nostro figlio e poi ci ha spiegato che, come tutti i genitori si prendono cura dei propri figli quando stanno male, allo stesso modo, noi per Matteo abbiamo fatto tutto il possibile; lo abbiamo protetto durante i nove mesi di gravidanza, gli abbiamo dato la dignità di Figlio, quella che il mondo si rifiuta di dare ai figli non ancora nati. Al momento della nascita abbiamo recitato il Padre Matteo Nostro mentre io e Gaetano tenevamo Matteo tra le nostre braccia, è stata una gioia immensa, una pace, una felicità che non si può spiegare con le parole, una tale presenza dello Spirito Santo nei nostri cuori. Qualche minuto e di corsa il Battesimo, hanno cercato di intubarlo ma non respirava, e così il nostro piccolo è tornato a stare un po’ con noi. Lo abbiamo potuto coccolare, baciare, stringere, prima che se ne andasse alla casa del Padre …
La notte del giorno in cui il nostro piccolo era salito al cielo, dopo la gioia di averlo visto e coccolato, nasceva dentro di noi la tristezza per la mancanza, l’assenza; i pianti dei bambini nelle stanze vicine, il mio sfiorarmi la pancia per “sentirlo”. Allora aprendo un Vangelo a caso il Signore ci consolava nuovamente con una parola meravigliosa: “Preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato” (Mc 9,37).
E il Signore attraverso la vita di Matteo ci ha mostrato meraviglie, una provvidenza infinita, ci ha arricchito di luce, di discernimento … ma soprattutto ci mostra che ogni giorno la nostra esperienza è un piccolo seme, che grazie allo Spirito Santo sta iniziando a portare frutti, nonostante le nostre incapacità, le nostre preoccupazioni, i nostri egoismi e le nostre debolezze.”
 

 

                  

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