Ventisette anni fa, a San Giovanni Rotondo, in uno dei miei incontri con Padre Gerardo De Flumeri, vice postulatore della beatificazione di Padre Pio, egli mi raccontò una storia di cui a quel tempo non compresi il vero senso e la motivazione, nonostante la particolare raccomandazione, fattami da Padre Gerardo, di non dimenticarla.
Un giorno una donna, figlia spirituale di Padre Pio, andò dal Padre disperata e gli disse: “Padre, a mia figlia è morto un bambino di 7 anni. È già passato un anno da quando il piccolo è morto ma mia figlia non riesce a darsi pace, a superare questa perdita; piange continuamente e chiede di volerlo rivedere un’ultima volta, almeno in sogno, così da poter avere un po’ di consolazione; vi supplico aiutatela”.
Padre Pio le rispose: “Va bene pregherò per lei”.
La notte successiva all’incontro, il figlioletto apparve in sogno alla mamma. Nel sogno il piccolo si trovava in un grande giardino dove c’erano tanti altri bambini che giocavano, ridevano ed erano in pace. La mamma vide suo figlio vestito con una tunica bianca ingrigita in basso; il bambino non sembrava essere felice; se ne stava in disparte e non giocava con gli altri bambini e aveva i piedi immersi in una pozza d’acqua, come uno stagno. La mamma nel vederlo gli chiese: “Perché tu non giochi con gli altri bambini, perché sei così triste?” Il bambino, guardando sua madre, le rispose: “Mamma non posso… vedi sono tutto bagnato”.
Egli infatti aveva la tunica bagnata fino alle ginocchia.
La mamma, continuando, disse: “Ma perché sei cosi bagnato? Chi ti ha bagnato?”.
Il bambino le rispose: “Mamma, quest’acqua sono tutte le lacrime che tu hai versato per me e che mi impediscono di correre e di essere felice come gli altri bambini”.
La mamma sconvolta da quelle parole disse: “Perdonami figlio mio, da oggi ti prometto che non piangerò più”.
Dopo qualche giorno la madre della donna si recò di nuovo da Padre Pio per ringraziarlo e, durante l’incontro, Padre Pio le disse che se sua figlia avesse tenuto fede alla promessa fatta, avrebbe sognato di nuovo il suo bambino.
Per un mese intero questa mamma si fece forza e mantenne la promessa fatta al suo piccolo e, proprio dopo un mese, così come aveva detto Padre Pio, risognò il figlio.
Ella vide il piccolo con la tunica di un bianco splendente; della pozza d’acqua non vi era più traccia ed il piccolo era felice e sorridente mentre giocava con gli altri bambini alla presenza del Signore. Finalmente aveva consegnato suo figlio a Gesù e poteva sentirsi serena e consolata.
Solo a distanza di ben ventisette anni sono riuscita a comprendere profondamente il significato di questo racconto, ritornatomi alla mente (direi non a caso), qualche settimana prima dell’Incontro Nazionale con le famiglie del Cuore in una Goccia. All’epoca non potevo comprendere cosa poteva avere a che fare con me questo tipo di storia che, invece, oggi, si coniuga perfettamente con il mio essere parte del Cuore in una Goccia. Il dolore di questa mamma di cui raccontava Padre Gerardo è lo stesso raccontato dalle mamme e dai papà che oggi testimoniano al fianco della nostra fondazione. La difficoltà nel superamento del lutto per la perdita dei propri figli è ciò con cui ci confrontiamo quotidianamente nel metterci accanto alle famiglie che hanno vissuto questo dolore. Il superamento del lutto, che nel racconto è rappresentato dalla pace e gioia del bambino affidato a Gesù, è quello a cui cerchiamo di condurre tutti i genitori afflitti dal dolore e per i quali preghiamo costantemente. Questa storia, dunque, vuole essere un messaggio di speranza. Vuole dare consolazione e coraggio alle mamme che piangono incessantemente la perdita dei loro figli. Vuole dire loro: “Smettete di piangere perché i vostri bambini sono tra le braccia del Signore e sono, comunque, eternamente legati a voi: la vostra tristezza è la loro tristezza, la vostra felicità è la loro felicità”.
Angela Bozzo