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Racconti di Vita

L’amore più forte della paura. Storia di una giovane mamma

La mia Storia da mamma inizia molto presto... 
 
Avevo solo 16 anni quando nacque la mia dolcissima Elena. Un test positivo, preceduto da 9 giorni di ritardo, mi annunciava l'arrivo della mia prima pargoletta!
Quando vidi quelle due lineette rosse, quasi mi sanguinarono gli occhi... Nella mia mente solo un pensiero: "E ora?". Come avrei fatto a dirlo a mio padre? Come avrei fatto con la scuola? Come avrei fatto ad accogliere una vita quando ancora non sapevo cosa ne sarebbe stata della mia? Avevo paura!
Grazie a Dio, accanto a me c'era il padre della bambina, che poi è diventato mio marito. Ci davamo sostegno e conforto a vicenda e, piano piano, quel fulmine a ciel sereno si trasformò in un bellissimo arcobaleno. La paura posso dire che ci fu ma mai, e dico mai, pensammo di interrompere la gravidanza.
Non fu facile perché avevamo molti parenti contro di noi, persino mio padre che, come potete immaginare, non la prese affatto bene; piano piano, però, trovandomi determinata nella mia scelta e nonostante lo sconforto, la delusione e la paura che tormentava anche lui, sul suo viso il broncio si trasformò presto in un grandissimo sorriso e le sue grandi braccia si prepararono ad accogliere la sua prima nipotina; e così tutti, o quasi, iniziarono a sostenerci … noi che presto saremmo diventati una famiglia.
Molte rinunce abbiamo fatto, ma con immenso amore e, ad oggi, che son passati 6 anni e mezzo, non ce ne pentiamo!
Fu così che a giugno del 2014, con il solstizio d'estate, arrivò la nostra piccola Elena. Nata da un parto spontaneo, un parto bellissimo, carico d'amore e simbiosi tra me e lei. Avevo 16 anni ed ero diventata mamma!
Dal primo istante che la guardai negli occhi, capii che quella era la mia vocazione! Essere mamma! Avevo trovato ciò che ne avrei fatto della mia vita!
Per molti sembrò una cosa triste e videro questa maternità come una rinuncia a quella che loro chiamano "vita" ... una rinuncia alla mondanità, alle cose superflue che al giorno d'oggi per gli adolescenti sono considerate pane quotidiano. Ma per me e Antonio non fu e non è così.  Ci bastavamo noi... ci bastava la nostra quotidianità, senza dubbio travagliata, ma piena zeppa d'amore con la nostra piccola Elena! Eravamo diventati una famiglia e accudivamo la nostra pargoletta senza remore, da soli, senza voler nulla da nessuno, quasi a voler dimostrare al mondo che, nonostante la nostra giovane età, eravamo degni del meraviglioso miracolo della vita.
Dopo 1 anno e mezzo dalla nascita di Elena ci sposammo, promettendoci amore eterno davanti a Dio.  Da lì ci avvicinammo ancora di più a Dio ed iniziammo a vivere secondo le sue leggi. Dopo 9 mesi esatti dal nostro matrimonio, nacque la nostra seconda meraviglia! La piccola Gemma. Questa volta fu tutto più semplice, sapevamo già a cosa andavamo incontro. Avevamo chiesto con tanta umiltà al Signore di mandarci un altro figlio e così ci aveva donato Gemma! Dunque, tutto procedeva per il meglio, nonostante alti e bassi della vita.
Dopo 22 mesi dalla nascita di Gemma, un malore improvviso mi portò in ospedale. Stavo malissimo, avevo fortissimi dolori al basso ventre, non riuscivo nemmeno a muovere le gambe. Dopo 15 giorni di ricovero e mille e più esami fatti per capire la causa dei forti dolori e della febbre a 40, fui dimessa senza una diagnosi... ma Dio, ancora una volta, immensamente buono, mi portò a farmi controllare dal mio ginecologo. Appena mise l’ecografo sul mio addome, disse che c'era una grandissima massa all’ovaio destro che non riusciva a capire cosa fosse. Mi ordinò i markers tumorali in quanto la mia buona mamma morì di cancro quando io ancora ero una bambina, ed anche le beta hCG ... intanto io continuavo a stare molto male.  Dopo 8 giorni, arrivarono i referti.
Lodando Dio, non era un cancro ma in prima pagina le beta hCG erano a 4000. Ero incinta! Cosa molto strana in quanto avevo avuto un ciclo puntualissimo e normale che non faceva sospettare nulla. Ero incinta ma era una gravidanza extrauterina. Il ginecologo mi fece correre al pronto soccorso da dove ero stata dimessa una settimana prima. Venni ricoverata per essere operata d’urgenza il mattino seguente.
Quello che provai quella notte non lo posso spiegare.  Mi accarezzavo il ventre, pensando a quello che sarebbe stato di noi... mi chiedevo se sarebbe stato un maschio o una femmina, a chi sarebbe somigliato... e mi sentivo tanto in colpa per non averlo impiantato nell’utero, quasi come se fossi stata una macchina difettosa. Il mattino successivo l'intervento.
Quando mi svegliai, il medico chirurgo mi disse che avevo perso una tuba, che avevo in corso un’emorragia interna e che ero viva per miracolo perché se avessi aspettato un altro poco sarei andata in setticemia e sarei morta. Ci volle un po’ per riprendermi da quello shock, sia fisicamente che mentalmente... la mia àncora era la fede! Il mio buon Gesù non mi abbandonava e la Mamma celeste mi dava la forza!
Il ginecologo mi disse che qualora avessi voluto un'altra gravidanza avrei fatto più fatica, ma che comunque non era impossibile avere altri figli.  Così, dopo circa 6 mesi, sentimmo il desiderio di chiedere a Dio un altro figlio. Non importava quanto avremmo dovuto aspettare, se Dio avesse voluto mandarcelo noi saremmo stati felicissimi.
Senza farsi attendere più di tanto, arrivò il nostro terzo miracolo! Ricordo ancora quella mattina. Trepidante di speranza feci quel test senza neanche avere un ritardo, per il ciclo mancavano ancora 4 giorni ma dentro di me qualcosa mi diceva che sarei stata sorpresa dal risultato.  Ed infatti... eccole!! Eccole quelle meravigliose linee rosse! Erano lì! Stava succedendo! Ancora una volta Dio mi mandava un meraviglioso dono. Le sorelline erano emozionatissime, tutti lo eravamo. Aspettavamo di vedere il nostro terzo figlio.
Tutto procedette bene sino alla 12ᵃ settimana. Il giorno del bi-test, però, venne riscontrata un’anomalia della translucenza nucale che era molto sopra la norma e ciò indicava che il feto poteva avere anomalie cromosomiche o cardiopatie.  Mi crollò il mondo addosso. Sapevo cosa significava... nonostante i medici si sforzassero di parlare con nomi tecnici per non farsi capire da me nella loro conversazione, io capii tutto. Dentro di me stava avvenendo una tempesta. Poi la domanda da parte dei medici: "Signora, ma quanti anni ha?" - "Ventuno", risposi con un filo di voce. "Signora, lei deve fare urgentemente una villocentesi. Nonostante la giovane età c'è un’alta probabilità che il feto sia malato". "Va bene, grazie!".
Mi alzai da quel lettino e tornai a casa raccontando tutto a mio marito e ad i miei parenti. In quel momento sentii di nuovo la paura, la stessa provata quando scoprii di aspettare Elena; ma anche questa volta ero certa della mia scelta! Non avrei interrotto la gravidanza, non avrei ucciso il figlio che Dio mi aveva donato con tanta bontà, qualsiasi fosse stata la diagnosi.
Non volli fare la villocentesi e neanche l’amniocentesi, in quanto esami molto invasivi ed io non volevo mettere in pericolo il mio meraviglioso Dono. Optai per il test del DNA fetale che rivelò una trisomia a carico del cromosoma 21. Per me e mio marito non fu un problema, anche perché la nostra decisione l’avevamo già presa. Scoprimmo anche che era una femminuccia!! Un'altra femminuccia! Dio che gioia!
La gravidanza continuò in maniera un po’ travagliata in quanto a 20 settimane fu individuata una cardiopatia congenita, tipica delle persone con trisomia 21. Questo significava che la nostra piccola avrebbe dovuto subire un intervento correttivo a cuore aperto.
Piano piano ci preparammo, sia dal punto di vista medico che emotivo a questa verità.  Sapevamo i rischi che avrebbe corso la nostra piccola ed eravamo consapevoli del fatto che avremmo potuto perderla ma, ancora una volta, la fede in Dio ci salvò.
Per quanto fosse normale che il nostro lato umano ci portasse a provare angoscia e tristezza, la nostra anima e la verità in Cristo ci faceva apprezzare tutti i piccoli momenti, ci faceva avere speranza e la santa rassegnazione alla volontà di Dio.
Arrivai a 26 settimane, la pancia era diventata davvero molto grande e pesava … pesava tanto! Non riuscivo a stare sdraiata perché soffocavo, mi mancava l'aria. Sentivo che non era normale. Non mi era mai successo con le gravidanze precedenti. Andai in ospedale esponendo il problema e la mia difficoltà respiratoria.  Ed ecco.... il secondo duro colpo.
Avevo un eccesso di liquido amniotico che, appunto, comprimeva sui polmoni, visto il pancione molto pesante. Il problema era che questo liquido in eccesso spesso si presenta quando il bambino ha delle malformazioni intestinali… e fu questa la seconda diagnosi: mia figlia aveva anche un’atresia duodenale. Ciò significava che appena nata, a pochi giorni di vita, l'avrebbero dovuta sottoporre ad un intervento.  Anche questo fu un duro colpo ma riuscimmo a superarlo. La gravidanza procedette, anche se ero spesso in ospedale a causa del troppo liquido. Il mio utero si contraeva provocandomi contrazioni. Era molto importante, guardando tutto il quadro clinico della bambina, che nascesse a termine delle 40 settimane.  Un parto pretermine avrebbe complicato la situazione ma la mia pancia mi mandava dei segnali abbastanza chiari. Non sarei arrivata a termine. Ed infatti così fu.  La nostra meravigliosa bambina decise di nascere esattamente un mese prima.
Che parto! Lungo ma fantastico. Sentire che da lì a poco avrei finalmente tenuto tra le braccia la mia bambina, non aveva eguali. E così il 27.01.2020 nacque la nostra Chiara! 2120 gr per 44 cm di bimba! Uno scricciolo con tantissimi capelli neri, carnagione chiara come il latte e dei meravigliosi occhietti a mandorla! Era lì... era la nostra terza bambina, il nostro dono immenso, la nostra lottatrice!
Chiara fu subito ospedalizzata e messa nella culletta termica. I suoi polmoni erano sviluppati ma a causa della cardiopatia fu aiutata un po’ a respirare con l’ossigeno.  A 5 giorni di vita affrontò il suo primo intervento all’intestino.  Pesava solo 1950 gr. il giorno dell’intervento e anche in quel momento sapevamo che avrebbe potuto non farcela, soprattutto a causa del basso peso.  Affidammo tutto alla misericordia di Dio e, sereni del fatto che Chiara fosse già stata battezzata (fu battezzata poche ore dopo la nascita), la seguimmo fino alla sala operatoria. Tre ore dopo uscì il chirurgo, venne verso di noi e ci annunciò che Chiara stava bene! L'intervento era riuscito! E così, la nostra piccola guerriera si era, ancora una volta, attaccata alla vita.  Dopo un mese, finalmente potemmo portarla a casa. Che grande festa! Che gioia! Vedere tutte e tre le mie bimbe insieme, vedere l'amore nei loro occhi, mi ricompensava da ogni fatica e stanchezza arretrata. Chiara crebbe, anche se un po’ a rilento, ma crebbe; finché non arrivò il momento del secondo intervento, quello più delicato: al cuore! Pesava solo 4,330 kg il giorno dell'intervento.  Aveva 5 mesi e così piccola e indifesa la vidi entrare in quella sala operatoria. Poi il silenzio per 6 lunghe ore che sembrarono non passare mai. Uscì il cardiochirurgo, ci disse che aveva faticato molto ma che Chiara ce l’aveva fatta, anche questa volta! Il post-operatorio fu terribile e con una complicazione grave, un’emorragia cerebrale. Dio voleva proprio vedere fino a che punto gli fossimo fedeli; ma Dio non abbandona i suoi figli, così, Chiara si riprese anche da questo e tornò a brillare come prima!
Oggi Chiara ha 10 mesi ed è la bambina più felice del mondo. A lei basta poco per star bene. Ama le sorelle e le sorelle amano lei. È intelligentissima e sveglissima ed è anche una vera furbetta. I terapisti dicono che neanche sembra che abbia avuto tutto quello che ha affrontato perché è piena di vita e di grinta! Siamo consapevoli che in futuro potrebbero manifestarsi altri problemi e che potrebbe essere necessario un altro intervento cardiochirurgico ma mettiamo tutto nelle mani di Dio e, ancora una volta, siamo pronti a dire e dimostrare il nostro FIAT.
Questa è la nostra storia.  La storia di 2 ragazzini che hanno formato in Cristo una grande famiglia e che son pronti a fare per tutto la Sua volontà, anche se difficile e scomoda.
Siamo l’esempio che un figlio disabile non sfascia una famiglia ma la unisce e l’arricchisce di tantissimo amore e tante esperienze di vita.  Ancora una volta per noi, l'amore è stato più forte della paura!
 
Maria Vittoria
 mamma tris di Elena, Gemma e Chiara 
 
 

                  

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