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Il Professore ci spiega

Il lutto perinatale

Con il termine lutto, in psicologia, si fa riferimento ad un processo accompagnato da reazioni psicologiche e comportamentali conseguenti ad una perdita, reale o percepita.

La parola perinatale significa letteralmente “intorno alla nascita”, pertanto l’espressione indica la perdita di un figlio che avviene tra la ventisettesima settimana di gestazione e il primo mese di vita del bambino.

Nell’immaginario collettivo, la gravidanza, è associata a delle immagini positive rispetto alla “dolce attesa”, che hanno tutte a che fare con la vita, eppure, esiste una realtà molto spesso taciuta di gravidanze il cui esito provoca effetti drammatici nella vita della futura coppia genitoriale.

Molte volte sembra difficile comprendere come sia possibile che la morte di un bambino non ancora nato, vissuto così poco, possa lasciare un vuoto tanto grande. Tale difficoltà nell’elaborazione del lutto sta nel fatto che si tratta della morte di qualcuno che non è nato e ciò, di per sé, rappresenta una contraddizione. Per questo motivo, superare la barriera del “non nato”, conferendo un’identità al bambino perso, aiuta il superamento.  La perdita di un figlio rappresenta una delle esperienze più traumatiche nella vita di un uomo, un’esperienza mentalmente e fisicamente devastante, poiché mette in crisi la visione della propria vita, le relazioni affettive e l’immagine di sé. Non si tratta di un lutto qualsiasi, ma di un lutto particolarmente pesante e di più difficile elaborazione in quanto possiede caratteristiche del tutto particolari. Innanzitutto è una morte che coincide con l’atto di donare la vita, il che la rende del tutto innaturale e quindi incomprensibile, essa è un’esperienza traumatica di grave entità, che può determinare nella coppia un alto rischio di insorgenza di lutto complicato o di sviluppare un disturbo psichiatrico. Infatti, le coppie in lutto vivono una enorme rottura esistenziale, poiché si interrompe il processo di identificazione personale e con esso, lo sviluppo del percorso genitoriale.

Le madri non vivono solo l’esperienza del lutto ma anche una profonda ferita esistenziale, infatti, vivono pensieri di incapacità a generare una vita e di incuria nell’essere state in grado di proteggere il proprio bambino. Sperimentando,così, vissuti depressivi e senso di colpa.

La perdita di un bambino nascente è un’esperienza drammatica che interrompe in modo brusco il progetto, il processo di genitorialità e il legame di attaccamento in costruzione, comportando uno shock emotivo intenso e un profondo e fisiologico vissuto di lutto.

Il lutto perinatale è particolare, differente rispetto alla sofferenza legata ad altre forme di lutto, qui la madre impatta con la nascita e la morte che avvengono allo stesso tempo. Tale processo coinvolge la persona a più livelli: fisico, emotivo, cognitivo e sociale.

A livello fisico possono manifestarsi disturbi del sonno come insonnia, risvegli notturni, incubi, disturbi dell’alimentazione, nausea, vomito.

A livello emotivo si possono vivere senso di vuoto, incredulità, tristezza, depressione, rabbia, solitudine, impotenza, paura.

A livello cognitivo si possono presentare cambiamenti del flusso del pensiero (i pensieri possono rallentare o accelerare, diventare intrusivi e ossessivi) sino a portare ad una perdita di lucidità, con conseguente confusione e disorientamento.

A livello sociale si assiste ad un cambiamento della vita relazionale, dove il senso di estraneità e la difficoltà di comunicazione, comporta isolamento o la ricerca di persone che hanno vissuto esperienze simili con le quali condividere il proprio dolore.

Solitamente il lutto richiede del tempo per essere elaborato, necessita di ascolto e contenimento e il suo superamento passa attraverso l’espressione e la condivisione del dolore fisico ed emotivo.

É essenziale per chi subisce ed è investito dal lutto perinatale riconoscersi come genitore, perché lo si è stato effettivamente, cosa che può far sentire il bambino come una persona che è stata amata e investita di sentimenti e desiderio. Questo passaggio, che ognuno potrà fare come saprà e fin dove vorrà, è essenziale per potersi distaccare dal lutto e mantenere un rapporto emotivo con il figlio che non c’è più.

 

Dott.ssa Merirosy Benevento

Psicologa psicoterapeuta

 

 

                  

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