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Storia della “lucetta”. Un bimbo con un “dono” speciale

Ho quattro figli. Il più grande di loro, Lukas, era un bambino molto precoce in tutto e parlava perfettamente due lingue già all'età di due anni (il papà è tedesco). Prima ancora notavo che ogni tanto si assentava e guardava verso un angolo del soffitto della sua stanza sorridendo e altre volte chiacchierava in maniera incomprensibile come se qualcuno gli stesse accanto. Una volta imparato a parlare, iniziò a raccontarmi quello che vedeva.

In alto c'erano degli angeli che non avevano le sembianze di quelli con le ali che vediamo nelle chiese (anzi lui si arrabbiava molto quando li vedeva rappresentati in quel modo!), ma erano fatti - diceva lui - di luce, di calore e di musica. Una musica bellissima che faceva addormentare il fratellino quando io ero troppo stanca e lui non voleva fare la nanna! Delle entità che lui non ha mai chiamato angeli, ma che tenevano loro compagnia mentre giocavano e li facevano stare bene. Degli amici che gli volevano molto bene, diceva Lukas. 

Accanto a lui, invece, vedeva un ragazzo che gli parlava e che gli raccontava una serie di cose che poi regolarmente accadevano o stavano accadendo altrove nel preciso momento in cui gliele raccontava. Mentre, accanto al fratellino, vedeva un bambino dell'età che avrebbe dovuto avere un bambino che ho perso e che, se fosse nato, non avrebbe dato il tempo a Lorenz (il mio secondo figlio) di esistere. Insomma io ho concepito Lorenz quando avrei dovuto ancora essere incinta di quel bimbo, se non l'avessi perso.
Gli feci fare una chiacchierata col mio padre spirituale, Don Andrea Santoro (ora in procinto di essere beatificato) e lui mi disse che effettivamente quel bimbo aveva un contatto col Cielo.

Comunque, un giorno mi chiese come avviene che una donna aspetti un bambino e io gli fornii il massimo della mia spiegazione scientifica al riguardo, in un linguaggio a lui comprensibile. Lui restò molto deluso e mi disse: "Mamma, hai dimenticato la parte più importante! Se Dio non soffia la lucetta nella pancia, non succede proprio niente!". 

 

In seguito mi spiegò che Dio è circondato da tante bellissime lucette e che ogni tanto decide di affidarne una a una mamma e darle un corpo, ma che la lucetta ("è molto importante!", mi disse) continua ad essere di Dio e che la mamma deve solo proteggerla e accompagnarla, ma che non è sua.

Per farvela breve, dall'età di due anni fino a quasi quattro, lui aveva la capacità di vedere queste lucette nella pancia di una donna; anche se passava di corsa riconosceva se una donna era incinta prima ancora che lei lo sapesse! Io seppi da lui che aspettavo il terzo figlio e anche che era una femmina! "Peccato, perché avrei preferito un altro fratellino, ma pazienza!"...

Accadeva anche che si rattristasse se una mamma perdeva un bambino perché la lucetta se n'era andata via. Noi abitavamo in Germania e più di una volta si rattristò perché "zia Maria (mia cogn ata) aveva una lucetta ed è volata via di nuovo!". Mia cognata viveva a Roma e ha perso tanti bambini prima di riuscire ad avere il suo Matteo. Lukas vedeva le lucette anche se una donna passava per strada e non aveva ancora il pancione. Mi diceva: "Mamma, hai visto che bella lucetta quella signora?".

Un giorno una mia amica venne da me a piangere disperata perché il ragazzo l'aveva lasciata. Uscendo da casa mia le cascò la borsa e uscirono un po' di cose. Lukas la vide che raccoglieva le sue cose agitata e le disse: "Non ti preoccupare.  Hai la lucetta." Mi sono sempre chiesta che ne sapesse! Ma spesso diceva cose che questo amico gli aveva detto, e che lui riferiva o ripeteva senza capire veramente. 

Quando stavo per lasciarmi con mio marito, mi disse: " Ha detto il mio amico che non devi essere triste, perché lui ti vuole bene e tutto andrà bene." 
Insomma, la cosa era abbastanza inquietante per me. Questo filo diretto col Cielo mi faceva sentire molto "osservata" e alcune cose che diceva erano davvero un po' sconvolgenti.

Come accade in questi casi (cosa che ho scoperto dopo), all'età di circa quattro anni, la comunicazione col Cielo finì perché iniziava l'età della memoria. La cosa accadde abbastanza all'improvviso, per quello che ricordo.

Non ho mai capito il senso di tutto questo, ma chissà che non fosse quello di indurmi a proteggere la vita del mio Filippo a tutti i costi (il figlio che, anni dopo, tutti volevano farmi abortire), o quello di riconoscere nel Prof. Noia una specie di "omino delle lanterne", un omino piccolo e buono che si assicura sempre che le lucette restino accese nella notte perché nessuno debba mai rimanere al buio.

 

Anna

  

 

                  

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